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Olio di colza: fa male alla salute?

Avete mai sentito parlare dell’olio di colza? Questo particolare prodotto non lo troverete di certo al supermercato insieme all’olio di oliva o a quello di semi di girasole. Tuttavia è presente in molti degli alimenti che consumiamo, anche se non ce ne accorgiamo perché tra gli ingredienti è scritto solo “oli vegetali”.

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Cos’è l’olio di colza

L’olio di colza è un olio vegetale derivante dalla pianta di colza il cui nome botanico è Brassica napus, con dei caratteristici fiori giallo acceso. Tuttavia il suo utilizzo a livello alimentare è stato ed è tuttora molto dibattuto a causa della presenza di acido erucico, un lipide cardiotossico che provocherebbe danni al fegato e all’apparato cardiovascolare.

A preoccupare ancora di più è il fatto che l’olio di colza proviene da produzioni OGM. I maggiori produttori della pianta di colza sono il Canada, gli Stati Uniti, Regno Unito, India del nord e Pakistan. L’utilizzo dell’olio di colza risale ai secoli scorsi, come prodotto per alimentare le lampade a olio. E’ intorno alla metà del XIX secolo che inizia l’utilizzo alimentare dell’olio, suscitando immediatamente preoccupazione.

Ad oggi l’olio di colza è soggetto a limiti e restrizioni seri. Tuttavia, la quantità di alimenti che presenta l’olio tra gli ingredienti è numeroso: biscotti, brodi e zuppe pronte, brioche, dolciumi, creme spalmabili, grissini, conserve per tonno, sardine, funghi, carciofini, melanzane, pomodori e alimenti fritti.

Gli esperti sono riusciti ad ottenere una varietà di colza a basso contenuto di acido erucico, chiamato Canadian Brassica, meglio noto come olio di canola che altro non è se non l’acronimo di Canadian Oil Low Acid, prodotto prevalentemente in Canada.

Molti continuano ad esprimere la loro perplessità riguardo questo alimento in quanto non si tratta di un olio spremuto a freddo, come ad esempio l’olio EVO. L’olio di colza, così come quello di canola, viene ottenuto mediante lunghi e complessi processi di raffinazione che prevedono l’impiego di calore e solventi, per poi essere decolorato e deodorizzato. Nonostante questo l’olio di canola trova largo impiego nell’industria alimentare, anche in Italia, soprattutto per i prodotti fritti.

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Cosa contiene?

L’olio di colza contiene acidi grassi monoisaturi: oleico, gadoleico. Acidi grassi polinsaturi, l’Omega3 e Omega 6; infine acidi grassi saturi: palmitico, stearico. Nel 2006 negli Stati Uniti la FDA Food And Drug Administration ha approvato una dichiarazione in cui si sostengono alcuni effetti benefici dell’olio di colza, come la riduzione delle malattie cardiovascolari grazi alla presenza dei grassi polinsaturi; alcune ricerche scientifiche non definitive hanno dimostrato che un uso limitato giornaliero di 19 grammi dell’olio farebbe bene.

In ogni caso l’Omega 3 e l’Omega 6 così salutari per l’apparato cardiocircolatorio sono presenti in molti altri alimenti accertati, come l’olio di lino e le noci. Una limitata assunzione dell’olio di canola non sarebbe quindi troppo dannosa per il nostro organismo, ma se volete evitare di assumere involontariamente l’olio bisogna che facciate attenzione alle etichette degli ingredienti e alla generica dicitura oli vegetali.

Curiosità

In Germania l’olio di colza si chiama rapsöl ed è ritenuto un alimento salubre e anche abbastanza costoso.

In passato l’olio di colza veniva usato come biocarburante. Altra particolarità: alla fine dell’800 il motore Diesel era stato progettato proprio per essere alimentato dall’olio di colza, poi sostituito dall’olio minerale detto gasolio diesel. Le ricerche scientifiche hanno oggi dimostrato che l’olio di colza, opportunamente trattato e trasformato in biocarburante può essere utilizzato per i motori Diesel.

Alcune varietà di colza sono state invece selezionate per ottenere una maggiore quantità di acido erucico, destinato alla produzioni di lubrificanti, vernici, gomme, decapaggio degli acciai ed olio siccativo.

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